
La crescente scarsità di risorse rinnovabili, quali i terreni agricoli, l’acqua dolce e le foreste, è in buona misura la causa della povertà, delle migrazioni e più in generale dell’instabilità sociale e politica. Tale situazione problematica è riconducibile al degrado ambientale, al cambiamento climatico e all’eccessivo sfruttamento delle risorse dovuto alla crescente domanda delle stesse e a una loro non equa distribuzione.
Ogni possibile soluzione non può prescindere da un uso più efficiente delle risorse agricole e da un investimento teso a massimizzarne l’accessibilità. Per le aziende alimentari quello della sostenibilità della supply chain rappresenta quindi un ambito prioritario di azione, rispetto al quale occorre avviare un adattamento ai nuovi scenari. Solo così è possibile evitare di mettere a repentaglio la propria sopravvivenza sul mercato.
In particolare, la sostenibilità di lungo periodo dipende in gran parte dalla capacità di assicurarsi l’approvvigionamento delle materie prime, con modalità che non ne compromettano la futura disponibilità nonostante la loro scarsità e le sempre più evidenti situazioni di oligopolio nella fornitura.
Questo implica la necessità da parte delle aziende alimentari di creare un sistema indipendente e integrato che connetta a sé e qualifichi tutti i partner della filiera; soprattutto nell’interesse dei clienti, dei consumatori e di tutti gli altri stakeholder interessati alla sostenibilità economica, sociale e ambientale delle filiere in cui operano.
Il governo di un processo così complesso richiede la messa a punto di un sistema di controllo, basato sulla selezione dei fornitori migliori e più affidabili, ai quali l’azienda si affianca con sistemi capaci di garantire un continuo miglioramento delle forniture. Solo così è possibile assicurarsi sia le materie prime sicure e di qualità, sia la sostenibilità dell’intera filiera.