L’amicizia tra campioni non è mai casuale

Posted by: Redazione Barilla Blu Team

L’amicizia non è mai casuale quando alla base c’è una forte passione e un destino comune. La curiosità di capire cosa fosse una handbike sul tetto di un’auto ha spinto Alessandro a conoscere Vittorio . Quando all’ex pilota di Formula 1 è scattata la passione per le tre ruote è stato proprio Fabrizio a dargli il numero di telefono di Vittorio 'l’esperto'.

Alessandro
“ Conoscevo Fabrizio già da prima del mio incidente, ci eravamo visti qualche volta negli studi di Sky. Vittorio, invece, l’ho conosciuto per caso nel 2007 nel parcheggio di un autogrill, mentre ci stavamo contendendo il posto auto riservato ai disabili…! E, sempre quell’anno, fu proprio Fabrizio a ridarmi il cellulare di Vittorio, che avevo già smarrito, e a suggerirmi di rivolgermi a lui, se davvero volevo iniziare a correre con le tre ruote. Un mese dopo avrei partecipato alla mia prima gara di handbike, la New York City Marathon. Nel tempo abbiamo avuto modo di vederci più spesso e conoscerci meglio, ma da subito è nata una bella sintonia. Fabrizio e Vittorio hanno due caratteri molto diversi ed io, tra i due, sto nel mezzo. Come si dice a Bologna Fabrizio “è una lima sorda”, una persona cioè che sa scherzare, ridere nei momenti giusti, ma allo stesso tempo è capace di isolarsi e concentrarsi per dare il meglio di sé in gara e negli appuntamenti più importanti. Vittorio, invece, in gara è più insicuro ma cerca di superare questo piccolo limite applicando moltissima cura e determinazione nell’allenamento e nella preparazione. Io lo chiamo Wikipedia perchè lui è l’enciclopedia vivente dell’handbike, è una persona molto curiosa, intelligente e con una grandissima passione per la conoscenza delle cose. Ogni volta che ho bisogno di confrontarmi con qualcuno mi rivolgo a lui".

Fabrizio
“Io e Vittorio ci siamo conosciuti durante un raduno della nazionale, credo nel 2007, ma il nostro rapporto d’amicizia si è intensificato qualche anno dopo, incontrandoci sempre più spesso alle gare e ai raduni. Subito mi ha colpito la sua determinazione e la sua meticolosità: Vittorio è un ingegnere non solo nella vita ma anche nello sport. Ammiro ancora oggi questa sua capacità di organizzare e programmare ogni cosa, anche se mi rendo conto che molto spesso nel ciclismo vince l’istinto. Io e Alessandro, invece, ci eravamo conosciuti molti anni prima, anche grazie al pilota Max Papis, amico comune. Qualche anno dopo l’incidente, ho iniziato a provare a spingere Alessandro verso l’handbike, perché ero convinto che ad un campione come lui mancasse l’emozione di un’Olimpiade. Ogni volta, però, mi mandava al diavolo. Poi, un giorno, fu lui a chiamarmi e a parlarmene e, a quel punto, fui io a non ascoltarlo. Scherzi a parte, gli diedi il numero di Vittorio, che già aveva conosciuto qualche mese prima, e da lì è nata la nuova avventura di Alex e la nostra bella amicizia. Ammiro di Alessandro l’ottimismo nell’affrontare la vita".

Vittorio
"Da praticante e appassionato di ciclismo sapevo delle imprese di Fabrizio già da prima del mio incidente e naturalmente ho approfondito la sua conoscenza una volta che sono entrato in questo mondo. In effetti non abbiamo legato subito, ma abbiamo imparato reciprocamente a conoscerci durante i vari raduni, e ciò ha fortificato il nostro legame. Mi ha fatto capire che ammirava parti del mio carattere con piccoli e significativi gesti, ed io ho sempre cercato di fargli sentire il mio sostegno nei pochi momenti di difficoltà sportiva, come al ritorno da Pechino. Dopo la delusione per le medaglie olimpiche mancate che tutti ci aspettavamo da lui, ho provato a fargli capire che avrebbe dovuto ricominciare da zero, dimenticandosi il passato. L'anno dopo ha vinto il Mondiale e quello successivo si è riconfermato. Mi piace pensare che, in parte, il mio consiglio può essergli stato utile.
Con Alex c'è stata sintonia fin da subito, quasi come fossimo fratelli o ci conoscessimo da una vita. Siamo entrambi dei grandi chiacchieroni: le nostre mogli sono quasi gelose perché passiamo un sacco di ore al telefono senza accorgercene, parlando degli argomenti più disparati. Di lui mi ha subito colpito la curiosità e l’entusiasmo che mette in ogni cosa che affronta, un po’ come me, e per questo ero sicuro che l'handbike l’avrebbe appassionato, sia dal lato ludico e fisico, che da quello tecnico per via della componente meccanica del mezzo e della scientificità degli allenamenti. Quando poi si è messo in testa di diventare un atleta di vertice e tentare di realizzare il sogno olimpico, la sua curiosità ha fatto il resto: ha imparato un sacco di cose in pochissimo tempo, diventando un vero esperto, al limite del fanatismo proprio come il sottoscritto…"

Temi:   Barilla Blu Team
Parole chiave: Macchi   Podestà   Zanardi   amicizia  

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